April 23, 2018
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Il voyeurismo è una malattia?

Molto si è discusso in passato così come in tempi recenti sulla natura del voyeurismo e della sua catalogazione sociale. Ma se è vero che una versione di questa perversione contempla la violazione dell’altrui privacy, d’altro canto ne esistono forme consensuali, che ascriverebbero una tale pratica al rango di normale attività sessuale. Per questo, governi e associazioni di natura diversa si dividono su come affrontare la materia, e in casi estremi si è arrivati ad emanare leggi che punissero i praticanti, come è successo in Gran Bretagna nel 2004 e in Canada nel 2005.

Dal punto di vista psichiatrico, il voyeurismo viene considerato una parafilia (composto di origine greca che potrebbe essere rozzamente tradotto in “oltre l’amore”), ovvero una di quelle pulsioni legate ad aspetti della sfera sessuale non-standard. La definizione stessa non rende quindi il voyeurismo una malattia vera e propria, anche se non sarebbe sbagliato parlare di un disturbo. I disturbi, tutti i tipi di disturbi, sono comuni in qualsiasi essere umano e possono assumere pesi diversi a seconda del grado con cui si manifestano. Le manifestazioni parafiliache, quindi anche il voyeurismo, non si sottraggono a questo importante discrimine. Bisogna infatti sempre distinguere i casi più leggeri, e quindi comuni, personali e innocui all’individuo così come agli altri, da quelli in cui la perversione sfocia in aggressione, violazione della libertà personale, danneggiamenti a cose o ferimenti di persone.

Per questo anche il voyeurismo è stato inserito nella lista delle parafilie clinicamente riconosciute come tali dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali). Tuttavia, lo stesso manuale fa presente che la perversione diventa patologica, e quindi necessaria di trattamento, quando ricorre per almeno sei mesi come forma di sessualità esclusiva o quasi esclusiva. Soprattutto, questa deve andare ad intaccare la normale vita sessuale del soggetto interessato e di conseguenza la sua psiche, generando quindi un disagio riscontrabile in termini medici.

Da qui, la necessità di analizzare attentamente ogni caso. Alla domanda “il voyeurismo è una malattia vera e propria?” si deve rispondere no. Almeno non finché questo prende il sopravvento sul naturale comportamento di chi lo pratica. Solo in quel caso la parafilia è da considerarsi come giunta alla sua forma patologica.